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Coltivare nello spazio? La clorofilla reagisce al campo magnetico

Uno studio dell’Università di Torino rileva rapide variazioni nell’attività fotosintetica quando il campo magnetico viene ridotto quasi a zero, con possibili implicazioni per le future coltivazioni nello spazio

La fotosintesi, il processo con cui le piante trasformano la luce in energia chimica, è sensibile anche al campo magnetico. Uno studio dell’Università di Torino ha rilevato cambiamenti misurabili nella fluorescenza della clorofilla, un indicatore dell’attività fotosintetica, dopo appena dieci secondi di esposizione a un campo magnetico quasi nullo. Un risultato che aiuta a comprendere il rapporto tra le piante e l’ambiente magnetico e solleva nuove domande sulle future coltivazioni nello spazio.

La ricerca, pubblicata su Springer Nature Scientific Reports, è stata condotta dai fisiologi vegetali del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino guidato dal professor Massimo E. Maffei. Gli scienziati hanno studiato Arabidopsis thaliana, una specie modello della ricerca vegetale, confrontando il normale campo geomagnetico con un campo ridotto quasi a zero e uno più intenso. Gli effetti più evidenti sono emersi quando il campo magnetico è stato quasi annullato. Le misure hanno rilevato un aumento della fluorescenza della clorofilla, mentre le successive analisi sotto illuminazione hanno mostrato una minore efficienza operativa del fotosistema II, uno dei complessi che permettono alla pianta di utilizzare l’energia luminosa. È aumentata anche la dissipazione dell’energia in eccesso, un meccanismo di protezione dell’apparato fotosintetico. L’esposizione al campo magnetico più intenso ha invece prodotto effetti relativamente modesti.

La rapidità della risposta è uno degli aspetti centrali dello studio. Gran parte delle ricerche precedenti aveva analizzato gli effetti di esposizioni prolungate, nelle quali entrano in gioco anche cambiamenti dello sviluppo e del metabolismo. Il nuovo lavoro mostra che alcune variazioni sono rilevabili già dopo pochi secondi, offrendo la possibilità di studiare le prime reazioni della pianta al cambiamento delle condizioni magnetiche.

Questi risultati sono di interesse anche per l’esplorazione spaziale. Ambienti come la Luna e Marte presentano condizioni magnetiche profondamente diverse da quelle terrestri e comprendere come le piante vi reagiscano potrebbe diventare importante per le future coltivazioni al di fuori del nostro pianeta. Se dovranno contribuire ai sistemi di supporto alla vita nello spazio, sarà necessario studiare anche come l’ambiente magnetico ne influenzi la fisiologia. La ricerca offre un punto di partenza per queste indagini, mentre restano da verificare gli effetti di un’esposizione prolungata sulla crescita e sull’adattamento delle piante.

“Se le piante dovranno diventare una componente fondamentale dei futuri sistemi di supporto alla vita nello spazio – dichiara Massimo Emilio Maffei - dovremo saper prevedere come si comporteranno in questi ambienti nel lungo periodo. La domanda è quanto le risposte osservate in laboratorio possano incidere sulla crescita e sulla capacità di produrre cibo e ossigeno nel tempo. Comprendere questo passaggio sarà essenziale per progettare sistemi di coltivazione affidabili”. 

Lo studio suggerisce inoltre di approfondire il ruolo del campo magnetico nell’agricoltura in ambiente controllato. A differenza dei trattamenti chimici, i campi magnetici sono stimoli fisici che possono essere applicati e rimossi rapidamente, una caratteristica che li rende interessanti per la sperimentazione. Le applicazioni pratiche restano però da dimostrare e comprendere come le piante percepiscano questi stimoli sarà necessario per valutarne l’eventuale utilità nella gestione delle colture.

Il meccanismo molecolare all’origine della risposta osservata rimane sconosciuto. Gli esperimenti indicano che le sue caratteristiche dipendono dallo stato fisiologico dell’apparato fotosintetico e lo studio esplora anche una possibile spiegazione legata a processi di biologia quantistica, che richiedono ancora ulteriori verifiche. Resta da chiarire quali processi rendano possibile una risposta tanto rapida e come questa si traduca, nel tempo, nel funzionamento delle piante.

Comunicato a cura dell'Università di Torino

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Giornata Mondiale UNESCO - Scienza per la Pace e lo Sviluppo

Roma, 10 novembre 2026

In occasione della Giornata Mondiale UNESCO - Scienza per la Pace e lo Sviluppo, si terrà un incontro su Science Diplomacy il 10 novembre 2026, con inizio alle h. 16.00, presso l’Aula Marconi del CNR a Roma.
L’iniziativa intende offrire un momento di confronto tra istituzioni, comunità scientifica e mondo accademico sul ruolo dell’Italia nel rafforzamento della Science Diplomacy europea e internazionale, approfondendo il rapporto tra politica della ricerca e politica estera e il contributo della scienza alla cooperazione internazionale e alla gestione delle grandi sfide globali.

L’evento si svolge con il patrocinio di ReCUI – Rete delle Cattedre UNESCO Italiane e si inserisce in un percorso di approfondimento scientifico sviluppato attraverso tavoli di lavoro con il contributo di istituzioni e realtà accademiche italiane ed europee.

Per informazioni e iscrizioni si prega di contattare direttamente il CNR, ente organizzatore: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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IA e Università con CRUI e Google for Education

A Roma la terza edizione di “Higher Education Leader Series”
Oltre 100 rappresentanti degli atenei italiani si sono riuniti a Palazzo Brancaccio per condividere best practice sull'uso dell'IA e guidare l'evoluzione della didattica e delle competenze all'interno del mondo accademico.

ROMA, 8 ottobre 2026 – Si è tenuta a Roma, a Palazzo Brancaccio, la terza edizione di Higher Education Leader Series, l’evento annuale di riferimento per il settore accademico organizzato da Google for Education, la divisione di Google dedicata al mondo dell’istruzione, per la prima volta in collaborazione con la CRUI, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.

L'incontro ha riunito oltre 100 autorevoli rappresentanti, tra rettori, prorettori, direttori generali e delegati delle principali università italiane, con l'obiettivo di fare rete e condividere aggiornamenti e best practice legate l'avanzamento tecnologico e all'adozione dell'Intelligenza Artificiale in ambito didattico e di ricerca.

Gianluigi Greco, Delegato CRUI per l’ICT e Rettore dell’Università della Calabria, ha evidenziato la necessità che le università superino la fase delle sperimentazioni tecnologiche frammentate a favore di una governance dell'Intelligenza Artificiale che sia sistemica e strutturata.

"Da anni il sistema accademico italiano condivide le migliori pratiche di implementazione dei modelli generativi: dalla formazione alla ricerca, dalla gestione ordinaria ai servizi per gli studenti", ha dichiarato Greco. "Per adozione, literacy e sviluppo di politiche di governo, il sistema universitario presenta punte molto avanzate, ma anche aree che richiedono sostegno e rafforzamento. Il ruolo della CRUI, in collaborazione con i principali produttori del settore, di cui Google rappresenta un'eccellenza, è definire linee guida comuni per accompagnare la transizione: a beneficio di docenti, studenti e personale, ma soprattutto nell'ottica di un processo di innovazione orientato a rispondere alle esigenze delle persone e a promuovere il benessere".

Nel corso della mattinata sono state condivise le migliori esperienze da parte di realtà accademiche nazionali e internazionali che stanno sperimentando attivamente l'Intelligenza Artificiale di Google. Tra queste, l’Università Luiss Guido Carli che ha presentato le prime applicazioni di AI Agentica introdotte per supportare docenti e studenti, dando seguito alla partnership strategica siglata con Google for Education lo scorso marzo. Tra i progetti, il GEM Wall, una libreria di assistenti AI a sostegno di studio, didattica e lavoro; le Google Office Hours, incontri rivolti a docenti e staff sull’utilizzo degli strumenti AI; e i Teaching Innovation Grant, con cui Luiss promuove gli approcci didattici più innovativi. Sul fronte internazionale, l'università spagnola UNIE Universidad di Madrid ha dimostrato come l'intelligenza artificiale possa fungere da straordinario strumento di inclusione: l'ateneo ha illustrato l'applicazione di tecnologie basate sull'AI progettate per aiutare gli studenti con difficoltà di apprendimento, con l'obiettivo finale di renderli veramente autonomi.

La transizione legata all'Intelligenza Artificiale all'interno degli atenei italiani non risponde solo ad un'urgenza didattica ma anche a una necessità occupazionale. I giovani in uscita dalle università si affacciano infatti su un mercato del lavoro che richiede già elevate competenze in ambito AI. Questo è confermato anche dalla ricerca condotta dall'organizzazione no-profit INCO in collaborazione con Chance e sostenuta da Google.org che ha mappato le competenze AI richieste dal mercato per le posizioni d'ingresso (entry-level). Da uno studio su 31 milioni di annunci di lavoro in posizione entry level è emerso che il 24% richiede esplicitamente competenze AI. Ecco perché l’applicazione universitaria degli strumenti AI diventa ancora più importante per tutti i ragazzi che si preparano ad entrare nel mondo del lavoro.

Oggi Gemini for Education è utilizzato da oltre un milione di studenti in più della metà degli atenei italiani. 
In questo scenario, Google Education ribadisce il proprio impegno a collaborare con le istituzioni e il sistema accademico italiano per ridurre il divario di competenze (skills gap), fornendo percorsi didattici gratuiti e tecnologie all'avanguardia affinché l'Italia guidi, e non subisca, la più grande transizione tecnologica della nostra epoca
Colin Marson, Director di Google for Education per le aree EMEA e JAPAC, ha confermato:

“Siamo a un punto di svolta: l’Intelligenza Artificiale sta ridisegnando il modo in cui insegniamo e apprendiamo. La vera svolta avverrà garantendo che i docenti mantengano un ruolo di guida, fornendo loro le competenze e la sicurezza necessarie per navigare questa transizione e guidare efficacemente i propri studenti. Lavorando fianco a fianco con istituzioni d'eccellenza come la CRUI, Google si impegna a garantire che strumenti come Gemini siano sviluppati e integrati in modo responsabile, ponendosi come veri e propri partner dell'apprendimento per sostenere la prossima generazione di pensatori resilienti e curiosi che si preparano a costruire il proprio futuro”.

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