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Libertà di Studiare: l'Università in Carcere

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Libertà di studiare: Università e carcere
 
28 novembre 2019. La CRUI e la CNUPP (Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari) hanno organizzato presso la Sapienza Università di Roma un incontro per raccontare la propria attività e confrontarsi sul tema della formazione che gli atenei mettono a disposizione dei detenuti.

“Quando si pensa all’università spesso ci si limita alla didattica e alla ricerca – ha detto Gaetano Manfredi, Presidente della CRUI, in apertura – Ma si tratta di una percezione parziale. L’università è anche un importantissimo strumento di inclusione e di promozione sociale. Nel caso degli istituti penitenziari ciò emerge con molta evidenza. La costituzione prevede che la pena abbia funzione riabilitativa e la collaborazione fra università e poli penitenziari va esattamente in questa direzione.”

“Le università si ispirano al principio che il diritto allo studio universitario va garantito anche a chiunque si trovi in condizioni di limitazioni della libertà personale – ha detto Franco Prina, Presidente della CNUPP – Per questo l’impegno duplice della CNUPP: far sì che tutti gli atenei siano fattivamente impegnati a mettere a disposizione le proprie strutture didattiche per questo compito impegnativo; e mantenere un confronto permanente con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria perché in ogni istituto siano garantite le condizioni essenziali per rendere fruibile tale diritto, in maniera omogenea e per tutti coloro che intendano esercitarlo.”
La CRUI, e gli atenei associati, convinti della necessità sociale di questo percorso hanno istituito nel 2018 la Conferenza Nazionale dei Poli universitari Penitenziari. Ciò per riconoscere e promuovere l’impegno di un numero crescente di atenei per il diritto allo studio degli studenti detenuti o sottoposti a misure di privazione della libertà personale.

Attualmente i detenuti iscritti a corsi universitari sono 926 (897 uomini, 29 donne). La maggior parte appartengono a regimi detentivi “normali”, mentre 317 sono in alta sicurezza e 14 al 41 bis. Le università sono presenti in 92 istituti penitenziari. La maggior parte dei detenuti è iscritta a discipline politico sociologiche (23%) e umanistiche (21%).

 

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