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CRUI: Lontana da ogni possibile convergenza la proposta della Commissione Salute su DDL delega ex art.22 Patto Salute

La proposta della Commissione Salute in merito al disegno di legge delega ex art. 22 del Patto per la Salute presentata in data 4 maggio al confronto con Ministeri e Organizzazioni Sindacali è oggettivamente posizionata a circa un parsec (3,26 anni luce) da una possibile mediazione – ha dichiarato il Prof. Giuseppe Novelli Vice-Presidente CRUI e delegato alla Sanità. Un documento incompleto, e in palese contraddizione con la normativa vigente, che in tema di formazione propone uno scenario incomprensibile, con un doppio binario formativo che penalizza coloro che percorrono l’iter formativo ordinario (universitario completo) rispetto ad altri che entrano direttamente nel sistema in assenza del requisito, indirizzati su un binario incerto in condizioni operative di vero e proprio demansionamento sostanziale.

Tutto questo in un confuso corollario di espressioni che tenderebbero a valorizzare la formazione in sede ospedaliera, con un impianto che rappresenta un oggettivo arretramento rispetto alle disposizioni previgenti in materia, a partire dall’art.6 del D.Lgs 502/92 e s.m.i., come altresì ulteriormente specificate  con la legge 8 novembre 2013, n. 128, art. 21. Non è infatti con la concorrenza al ribasso, in cui chi meglio viene formato, viene allo stesso tempo messo in condizioni peggiori per l’accesso al sistema, saturato in parte dal percorso gestito dalle regioni e chi invece fa la scorciatoia viene usato come vero e proprio tappabuchi in un sistema che evidentemente presenta delle falle importanti.

La CRUI chiederà al Ministro dell’Università di respingere il metodo di confronto adottato dalla Commissione Salute delle regioni, sospendendo i lavori sino a quando non siano ripristinate condizioni consone ad un confronto di tipo istituzionale.

La CRUI ritiene infatti che le disposizioni del  D.Lgs 502/92, ribadite dalla Legge n.128/13, prefigurino assetti che superano largamente in avanti le proposte delle regioni e dei sindacati.
Si dovrà perciò operare all’interno del quadro normativo previgente, definendo norme cogenti che garantiscano un modello formativo che obbligatoriamente preveda che la formazione specialistica dei medici, ma anche dei veterinari, biologi, chimici, fisici, farmacisti, odontoiatri e psicologi, , inopinatamente esclusi dalla Commissione salute, si svolga all’interno delle strutture e dei servizi del S.S.N.
Tale modalità formativa innovata con la previsione obbligatoria di reti formative che coinvolgano le strutture ed i servizi dell’SSN, in possesso dei requisiti previsti per la formazione, può cogliere e superare gli obiettivi che le Regioni si erano proposte con l’art.22 del Patto salute.

Al riguardo pare infine opportuno precisare – ha concluso Novelli che le nuove risorse che le Regioni prevedevano di impiegare nell’inaccettabile  modello formativo “a doppio binario, potrebbero invece essere pienamente utilizzate per migliorare ed incrementare un modello formativo di specializzazione incentrato sulle strutture e sui servizi dell’SSN.

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