La riforma dell’architettura didattica dei corsi di studio universitari, sia nella prima fase del 1999-2001 che nella nuova applicazione derivante dal decreto ministeriale 270/04 e dai conseguenti decreti 16 marzo 2007 sulle classi delle lauree e delle lauree magistrali (pubblicati rispettivamente sulle Gazzette Ufficiali n.155 del 6 luglio 2007 e n.157 del 9 luglio 2007), si fonda sulla piena realizzazione dell’autonomia didattica delle università, che ne è al tempo stesso obiettivo e criterio di valutazione, relativamente ai risultati.
Nei decreti ministeriali sulle classi di laurea e di laurea magistrale sono contenuti importanti segnali di inversione di rotta relativamente ad alcune tendenze negative che si sono registrate nella prima applicazione della riforma. Per evitare la proliferazione di corsi di laurea e di laurea magistrale senza adeguata presenza di docenza stabile e responsabilizzata, si stabilisce che, rispettivamente, almeno 90 e 60 CFU corrispondano a insegnamenti tenuti da docenti di ruolo (professori ordinari, associati, ricercatori).
Per evitare la parcellizzazione della formazione degli studenti si pone un limite al numero degli esami. Per evitare il mancato riconoscimento della carriera pregressa nel passaggio da un ateneo all’altro viene assicurato agli studenti il riconoscimento di almeno il 50% dei CFU maturati nella sede di provenienza. Altri elementi destinati ad operare nella medesima direzione sono previsti per quanto riguarda i requisiti minimi che occorre rispettare ai fini della attivazione dei corsi di studio.
Con Decreto Ministeriale del 26 luglio 2007
(http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/6484Decret.htm) il Ministero dell’Università ha emanato le linee guida linee guida per l'istituzione e l'attuazione dei corsi di studio di lauree e lauree magistrali. Si tratta dell'atto di indirizzo che dà il via alla riprogettazione integrale di tutti i corsi di laurea di primo e di secondo livello, tra il 2008 e il 2010. Vengono così fissati con precisione gli obiettivi formativi della laurea e della laurea magistrale, e si indicano alle Università le tendenze da correggere, oltre ad alcune specifiche azioni da intraprendere, soprattutto per favorire la mobilità degli studenti.
La competizione fra gli Atenei viene indirizzata verso la qualità, che sarà valutata e incentivata. Aumenta il numero minimo di docenti di ruolo necessario per poter attivare un corso di laurea o di laurea magistrale (si passa a 12 e 8) in vista di una opportuna riduzione del numero complessivo delle lauree sul territorio nazionale e di un miglioramento qualitativo. Anche le università non statali saranno chiamate ad adeguarsi seppure gradualmente alle nuove regole.
Successivamente il Decreto Ministeriale del 31 ottobre 2007
(http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/6674Defini_cf2.htm) ha definito i requisiti necessari e qualificanti per l'istituzione e l'attivazione dei percorsi formativi universitari di laurea di primo e secondo livello, avviando in tal modo negli atenei - in coerenza con le linee guida emanate nel luglio 2007 - la revisione generale di tutti i percorsi di laurea, che dovrà essere completata entro il 2010-2011.
Gli obiettivi di sistema che scaturiscono dai suddetti atti normativi si possono così riassumere:
- ridurre e razionalizzare il numero dei corsi di laurea e delle prove d’esame;
- migliorare la qualità e la trasparenza dell’offerta;
- spostare la competizione tra gli atenei dalla quantità alla qualità;
- introdurre indicatori qualitativi come premessa del forte impatto che sul sistema avrà la nuova procedura di valutazione delle università effettuata dall’ANVUR.