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RICERCA E COMPETITIVITA': LA NUOVA SFIDA EUROPEA
9 gennaio 2004, Genova. Il Presidente della Commissione Europea, Romano
Prodi, inaugura l'anno accademico 2003/2004 dell'Università di Genova
con un discorso su "Ricerca, innovazione e competitività: la
sfida globale dell'Europa"
"Il 2004 dovrà essere anche l'anno in cui dovremo compiere
ogni sforzo possibile per adottare il progetto di trattato Costituzionale
e preparare il nuovo progetto politico e finanziario europeo",
sfide necessarie "se vogliamo proseguire e rafforzare la strategia
di crescita economica e sociale" al fine di "incrementare la
competitività ed il dinamismo economico dell'Europa".
Le iniziative di integrazione e mobilità delle conoscenze
e dell'innovazione, di coerenza dei sistemi di istruzione (vedi i progetti
ERASMUS MUNDUS e TEMPUS) favoriscono il dialogo interculturale, la
trasmissione dei valori dell'Unione europea nel mondo e migliorano
la qualità e la competitività delle università europee
a livello mondiale. Tali iniziative costituiscono anche una risposta al
problema della fuga di "cervelli" europei emigrati in USA (50000
solo nel 2001), attratti da condizioni economiche e professionali più
favorevoli; si tratta di una risposta al problema solo parziale perché
il ruolo cruciale sarà invece determinato dall'impegno delle autorità
pubbliche e del settore privato.
Nel 1999, gli USA hanno destinato complessivamente alla Ricerca e Sviluppo
il 2,6% del PIL nazionale, contro solo il 1,9% dell'Europa e l'1% dell'Italia,
un livello d'investimento decisamente inferiore alla media europea. L'obiettivo
ambizioso dei capi di Stato e di governo dell'UE consiste nell'aumentare
gli investimenti europei per la ricerca e lo sviluppo, portandoli
entro il 2010 al 3% del PIL, due terzi dei quali dovrebbero provenire
dal settore privato. Non solo. Per far si che l'assegnazione dei fondi
pubblici nazionali per le scienze oltrepassino gli stessi confini nazionali,
occorre instaurare un autentico "spazio europeo della ricerca"
investendo maggiormente in ricerca, sviluppo ed istruzione e mobilitando
le risorse finanziarie disponibili: sia attraverso il bilancio centrale
dell'UE sia attraverso prestiti gestiti dalla Banca europea per gli investimenti
(BEI).
Al momento, in Europa il settore privato dà impiego circa al 50%
dei ricercatori contro il 64% del Giappone e l'80% degli Stati Uniti.
Far sì che il settore privato abbia interesse ad aumentare questa
percentuale è cruciale per la competitività europea, anche
perché settori dell'innovazione tecnologica e dei servizi ad alta
intensità di conoscenza sono quelli che hanno creato la maggior
parte dei nuovi impieghi negli ultimi anni; occorre dunque promuovere
la domanda di innovazione, assicurare cioè che le imprese europee
siano disposte a cogliere le opportunità offerte da una manodopera
qualificata, e far si che il mercato trovi gli incentivi necessari a finanziare
l'innovazione, assicurare cioè che gli imprenditori abbiano interesse
a trasformare la creatività dei ricercatori in eccellenti opportunità
di investimento.
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