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INVESTIRE NELL'ISTRUZIONE E NELLA FORMAZIONE

16 gennaio, Galway (Irlanda). I ministri degli Affari sociali e del Lavoro dell'UE allargata, riunitisi informalmente, hanno discusso sul modo di "rendere il lavoro remunerativo" e sull'importanza d'investire nelle risorse umane, nell'istruzione e nella formazione.

I Ministri si sono riuniti sotto la presidenza di Mary Coughlan (Affari sociali e familiari) e di Frank Fahley (Lavoro) in un incontro informale che ha visto anche la partecipazione del commissario Anna Diamantopoulou.

Fahey ha spiegato il successo del modello irlandese d'investimento in questi settori, che ha permesso di accelerare la crescita economica mediante diverse modifiche del sistema irlandese di previdenza sociale che "hanno incoraggiato chi voleva 'ritornare a lavorare' a farlo".

Tra queste: "il mantenimento del 50% dell'indennità per il 'genitore solo' per un anno, dopo la ripresa del lavoro, detrazioni fiscali sul 40% dei redditi netti procurati dal lavoro part time per le persone a cui è versata l'indennità di disoccupazione, il mantenimento degli assegni per l'affitto e il prestito per la casa e di altre prestazioni sociali secondarie, secondo un principio decrescente in alcune circostanze". "Questo modello eccezionale - che sceglie di orientare gli investimenti nelle 'risorse umane' - dovrebbe ispirare i dieci futuri Stati membri", ha commentato Anna Diamantopoulou, ricordando il contributo del Fondo sociale europeo all'investimento nell'istruzione e nella formazione.

La Presidenza ha indicato nelle sue conclusioni che una conferenza comune Presidenza/Commissione svilupperà questo tema nel giugno prossimo, sempre nella prospettiva di migliorare la competitività, di ridurre la disoccupazione, di aumentare il tasso di occupazione e di incrementare la produttività, per tentare di raggiungere nel 2010 gli obiettivi della strategia di Lisbona con tasso di occupazione globale pari al 70% creando dunque 22 milioni di nuovi posti di lavoro, di cui 60% per le donne e 50% per i lavoratori anziani.

Il commissario Diamantopoulou ha rilevato inoltre che, "quando l'Irlanda è entrata nell'UE, il suo PIL era pari al 58% della media dell'UE, mentre attualmente è pari al 125% ".

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